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June 13, 2006

Democrazia, ed i suoi limiti 

Qualche tempo fa, il gemello aa ha scritto un articolo nel quale demolisce senza pietá il libro Cambiare Regime di Christian Rocca - ed i partecipanti alla sua presentazione; fra i quali Giuliano Ferrara e Piero Fassino.

E' da qualche tempo che penso a queste cose, ed ho qualche pensiero da buttare giú finalmente.

Sembra esserci un malinteso di fondo riguardo al significato della parola piú usata nel contesto degli ultimi avvenimenti internazionali: democrazia.

Partiamo quindi da una sorgente molto generale come Wikipedia per cercare di fare luce sulla questione:
Il termine democrazia deriva dal greco demos:popolo e cratos:potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.
Bene, una definizione chiara e concisa.

Una definizione che, possiamo notare, non fa alcuna menzione di libertá, diritti, pace e quant'altro. Democrazia non é nemmeno sinonimo di libertá di espressione.
In effetti, le antiche democrazie greche, romane e medievali erano fortemente classiste, ben poco liberali ed impegnate in continue guerre.

L'associazione fra democrazia, libertá e diritti individuali é un fenomeno piú recente, che é accaduto in Europa durante il fecondo periodo dell'Illuminismo (piú o meno) anche se ha le sue radici nel parlamentarismo inglese.
Sono arrivato a ritenere che la nascita della democrazia liberale sia legata a specifici fattori storici, che si sono verificati una sola volta per il momento.

La democrazia - specialmente quella illiberale o demagogica - puó fallire, ed in diversi modi.

Puó accadere che il popolo semplicemente voti per leaders violenti e guerrafondai (o anche solo incompetenti) - come é successo di recente nei territori palestinesi: Hamas ha probabilmente vinto (relativamente) libere elezioni, ma rimane un movimento brutale e genocida.

Un altro famoso tipo di fallimento é la tirannide della maggioranza: quando la maggioranza governa senza riguardo per i diritti delle minoranze. Per esempio, in una sistema di pura democrazia, la maggioranza potrebbe votare per incarcerare tutte le persone mancine. La soluzione a questo problema é stata trovata nella forma di una costituzione che elenchi i diritti inviolabili degli individui.

Quando in un paese arriva a formarsi una vasta classe di politici e burocrati di professione, si puó scivolare nella democrazia partitocratica, dove tutti i rappresentati che il popolo puó eleggere sono piú interessati a difendere ed espandere i loro privilegi che a fare la volontá popolare e l'interesse della nazione.
Un fenomeno simile ed in parte sovrapposto é la democrazia elitaria, dove un'elite piú o meno segreta riesce ad ottenere il controllo di tante e tali posizioni nell'apparato statale da rendere il cambiamento pacifico quasi impossibile.

C'é infine il ricatto della minoranza: in un sistema elettorale che richiede la formazione di coalizioni, un partito di minoranza puó influenzare pesantemente la linea del governo minacciando di ritirarsi dalla coalizione (chi ha detto Bertinotti?). Una forma diversa di ricatto é quella di chi pretende privilegi, e se non viene accontentato inizia a lanciare accuse di fascismo, razzismo eccetera.

Esportare la democrazia e una buona frase per uno slogan, ma é sbagliata. Il mondo arabo-islamico ha bisogno di una rivoluzione di pensiero - questo é prima di tutto nel nostro interesse: se l'islamismo non fosse cosí ostile verso l'occidente, potremmo tranquillamente ignorare la situazione disperata di quella parte del mondo.

Ma la pura democrazia non basta; puó addirittura essere controproducente. Le idee che si deve tentare di instillare (prima di essere costretti al Piano B: guerra senza quartiere) sono libertá e diritti individuali; lo stato di diritto; libero mercato - insomma tutte quelle che caratterizzano le democrazie liberali moderne. Io non so esattamente quanti dei sostenitori del "cambiamento di regime" siano consapevoli di questi problemi. Spero un buon numero, perché il moralismo non é una buona base per la politica estera.

Comments:


Ciao faibo, non so quanti ne siano consapevoli, ma e' sempre ottimo ricordarlo una volta in piu': la confusione fra democrazia e liberta' e' talmente elevata da rendere necessaria la ripetizione e l'enfasi sul fatto che nel termine "democrazia liberale" l'aggetivo e' necessario e forse, nel breve periodo, sufficiente.
La Serbia di Milosevic , l'Algeria del FIS o Weimar non sembrano restare alla memoria dei discendenti di Rousseau, quindi applausi per chi glielo ricorda.

 
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